domenica 12 gennaio 2014

Searching for Sugar Man


Presentato al Sundance Film Festival nel 2012, è il debutto dietro la macchina da presa di Malik Bendjelloul.

Come mettere in immagini e parole tanta bellezza musicale? Searching for Sugar Man è un ritratto speciale, quello di Sixto Rodriguez, un musicista folk misterioso americano d’origini messicane che, dopo due dischi e un tragico fallimento commerciale, si ritira dalla scena ignaro dell’enorme successo che di lì a poco, nel caldo Sudafrica dell’apartheid, avrebbe riscosso senza eguali, arrivando a superare nomi al tempo ben più noti come quelli di Bob Dylan, dei Beatles o dei Rolling Stones.

Il poeta dei quartieri poveri veniva chiamato, di quei quartieri ricchi di storie, spiriti vagabondi, miseria e musica. Un volto sconosciuto, percepito e immaginato solo attraverso le copertine di quei vinili che tutti custodivano gelosamente e dai quali venivano graffiate via le canzoni proibite, che non hanno mai smesso di far sognare. E’ stato lui Sugar Man, l’uomo dai mille nomi, l’ispirazione segreta alle prime rivoluzioni contro l’apartheid, uno stimolo censurato che ha saputo cogliere i suoi sacri frutti.

E’ grazie alla sua misteriosa sparizione dalla scena che un giornalista e un fan sudafricani iniziano il loro viaggio alla ricerca di un artista dato ormai per perduto, del quale si narravano epiche leggende, racconti di fantastici suicidi e oscuri dissolvimenti sotto le note di una chitarra disperata.

La prima metà del documentario crea quel mito che nella seconda metà prende vita e si incarna nel corpo di un poeta inconsapevole, dalla dolorante potenza e dagli occhi di fuoco, ritratto dallo stupore ammirato di chi parla di lui con in bocca una tale meraviglia, di quelle riservate sollo all’asceta.

Lo stile vintage al sapore di una super 8 che, per problemi di costi, è stata sostituita felicemente da un IPhone e un’applicazione piuttosto riuscita, ci trascina in riva al mondo, a bere un tramonto perduto tra le coste di due continenti obliati.