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mercoledì 17 luglio 2013

Friends With Kids

Un film di Jennifer Westfeldt con Jennifer Westfeldt e Adam Scott. USA, 2011.
Opera prima d'autore per la regista indipendente Jennifer Westfeldt, ottima sceneggiatrice ed interprete sia di questo che dei precedenti film scritti, tra cui Kissing Jessica Stein.
Friends with kids è mumblecore movie corale, dedicato ai nuovi "desperates thirty-something", presentato per la prima volta al Toronto Film Festival.

La Westfeldt è Julie, single convinta ed in carriera che insieme all'amico fraterno Jason (Adam Scott), decide di avere un figlio fuori dalla tanto temuta routine matrimoniale. Insieme ad una fitta schiera d'amici sposati che non vogliono imitare, partecipano a cene, vacanze ed incontri anche con i rispettivi partners, fino a che il loro sicuro equilibrio non viene turbato.
Un risvolto dolce e romantico anima questa commedia dai toni talvolta drammatici e commoventi: il grande tema principale è rappresentato dalla paura, quella delle giovani coppie che temono la fine del proprio amore e dell'attrazione a causa del matrimonio corredato di figli. E poi c'è l'amicizia sincera, la famiglia, il sesso, tutte componenti fondamentali di un'opera scritta con estrema grazia.
La sceneggiatura è perfettamente equilibrata nella sua ironia leggera e scanzonata, alternata ai più cupi momenti di tristezza, quelli dell'amore non corrisposto, della fine di un matrimonio o di un'amicizia.

Tra i personaggi secondari, la migliore interpretazione è sicuramente quella di Maya Rudolph, compagna e madre accogliente, espressiva e non convenzionale in un ruolo differente ma poeticamente simile a quello che aveva nello splendido American Life.

Nato dall'esigenza della stessa regista e del suo compagno Jon Hamm (qui attore e produttore) di esorcizzare il dispiacere di vedere i loro amici personali spariti dopo aver avuto figli, il film diventa quasi un manifesto generazionale, universale per trama ed intenzioni, ma allo stesso tempo non scontato. 
Una regia colorata, dolente e intelligente, firmata da una mano femminile riconoscibile e sensibile, che è stata in grado di conciliare direzione ed interpretazione nel migliore dei modi mescolando animo romantico, disillusione e cinismo con sapiente maestria.


Friends with kids is Jennifer Westfeldt's debut and it premiered at Toronto Film Festival.
She is the screenplayer, actress and director of this so funny but, at the same time, very romantic mumblecore movie. Starring with Adam Scott, excellent partner for her, they are a couple of bestfriends who decided to try have a son. And they do.
Main themes are fear about marriage, instability of thirty-something, responsability, frienship, love and sex. Screenplay well written in very funny way and well balanced.
The movie is a sort of generational manifesto about the crisis of values, economics, job and sentiments. A masterful direction is the real focus of this movie directed by a girly and romantic touch.


venerdì 29 marzo 2013

American Life


Un film di Sam Mendes con Jhon Krasinski, Maya Rudolph. USA, 2009.


Si chiama Away We Go, è stato presentato all'Edimburgh International Film Festival e tra i produttori figura lo steso Turtletaub di Little Miss Sunshine e Safety Not Guaranteed. Per la regia di colui che dopo American Beauty ha scalato l'olimpo del cinema internazionale fino ad arrivare a dirigere il recente Skyfall, in Italiano, American Life.

Si nutre d'infinita tenerezza la storia d'amore fuori dai cliché di due bizzarri e giovani promessi genitori confusi, Verona e Burt (Maya Rudolph e Jhon Krasinski), che dopo aver appreso la non programmata lieta notizia partono in viaggio per gli Stati Uniti a cercare il loro posto al sole: il luogo migliore per far crescere la creatura che attendono con ingenua dolcezza e che li renderà senza dubbio i migliori genitori possibili.
Ce ne andiamo. Phoenix-Tucson-Madison-Montreal-Miami.
Queste le tappe di un percorso di vita familiare intorno al mondo, alla ricerca di risposte che non arrivano nonostante la continua speranza di due genitori impreparati che non hanno ancora perso la fantasia per sperare nel megio e credere nelle promesse allo zucchero, sotto le stelle, fatte su un tappeto elastico davanti ad alberi d'arancio, ananas e banane di plastica. 

E lo sguardo materno di lei che guarda il suo romantico uomo contemporaneo fragile e sensibile è tra le migliori sensazioni che un film del genere possa offrire in segno di vero amore: chiacchierano perdutamente confidandosi senza limiti né segreti le proprie paure, ed è così che si costruisce una solida relazione condita dall'amabile cinismo di lei sapientemente dosato al goffo humour di lui. Scherzano e donano leggerezza alle proprie vite non avulse dai problemi della contemporaneità, escogitando un fedele gioco di attenzioni e intime convenzioni con le quali si divertono e fanno divertire dando spettacolo di se stessi in un mondo meno ammaliante di loro e ancora inesplorato.
Un modo naif, colorato e sbarazzino di raccontare le storie, quello di Mendes, che rende perfettamente riconoscibili le sue scene insolite, iconiche, dall'estetica un po' pop, un po' sgangherata e on the road: che sia la scena di Verona e della sorella nella vasca ba bagno d'esposizione a raccontarsi i ricordi del passato, o le filosofiche metafore dell'amore familiare come pancakes tenuti insieme solo da litri di sciroppo d'acero, ogni oggetto e ogni colore trovano il proprio posto come, in fondo, i due fantastici protagonisti che dopo svariate (dis)avventure (tra cui quella con la “cugina” di Burt – ottima maggie Gyllenhall, hippie sfegatata mamma senza passeggino) scoprono qualcosa di cui in cuor loro, inaspettatamente, erano già certi.

Più che un film sulla crescita dei due protagonisti (già maturi nel temere una loro possibile immaturità e nello scandagliare continuamente, sempre più affiatati, le proprie debolezze interrogandosi su se stessi e sui propri sentimenti) lo definirei un film sulla crescita del mondo intorno ad essi, sulla loro missione nell'aver sparso un po' della loro complice verità tra i giardini d'America sotto una colonna sonora da amare fino all'ultima nota, in gran parte composta da favolosi e intimi brani di Alexi Murdoch, indipendente cantautore inglese la cui calda voce un po' malinconica e il sound molto indie hanno reso il film favolosamente degno d'esser anche solo ascoltato, insieme ai classici di Bob Dylan, George harrison, The Stranglers e Velvet Underground: possibile resistervi?