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martedì 16 aprile 2013

happythankyoumoreplease

Un film di Josh Radnor con Josh Radnor, Kate Mara, Zoe Kazan. USA, 2010



Presentato al Sundance Film Festival nel 2010 e premiato con il Premio del Pubblico, è l'esordio dietro la macchina da presa di Josh Radnor, seguito dal più recente e già recensito Liberal Arts.

Happythankyoumoreplease è una storia a tratti autobiografica che racconta l'evolversi di tre vicende più o meno intrecciate tra loro in una New York non invadente ma, già dalle prime inquadrature, molto caratterizzata con le tradizionali cisterne sui tetti, i bizzarri personaggi, gli artisti e banchetti di ogni sorta per le strade: sequenze d'ordinario micro-macro cosmo in una metropoli sempre affascinante.
Josh Radnor è Sam Wexler, tenero e stropicciato scrittore quasi trentenne in cerca di editore nonché d'ispirazione. E' un giorno importante per lui, ma ignora quanto, talvolta, una semplice mattinata possa trasformarsi in una surreale avventura. Sul metrò incontra un bambino che ha perduto la madre ed in qualche modo, decidendo di rimanere insieme, come anime che si scelgono tra tante, diventano piccoli amici. Ma nella vita di Sam entra anche Mississippi, giovane e bella cantante che si imbatte nella sua sregolatezza cercando di porvi ordine.

Oltre alla storia principale, sono ben delineate anche le altre due storie che, seppur secondarie, sono raccontate nei particolari ed approfondite, tra cui quella dell'amica di Sam, Annie, affetta da alopecia, organizzatrice di strani party hippie, alla ricerca di un uomo vero ed in fuga da un passato sentimentale difficile da dimenticare.
Un po' meno approfondita la terza storia, componente comunque importante del delicato intreccio narrativo: quella della cugina Mary Catherine (brava Zoe Kazan già recensita in Ruby Sparks) e del suo ragazzo Charlie afflitto dall'atroce dubbio a proposito di un suo eventuale trasferimento a Los Angeles.


Sono i quasi trentenni in cerca di sistemazione, economica e sentimentale, che il cinema indipendente contemporaneo ritrae spesso da qualche anno a questa parte: giovani quasi senza speranza, slackers disoccupati o precari, nel lavoro e nell'amore, ma dotati costantemente di un'eccellente ironia che va a sconfinare in riflessioni sempre consapevoli sul presente o sul futuro senza perdersi in facili pietismi. 
Un tema molto caro al regista, quello degli slackers, mutuato sicuramente dall'omonimo film di Linklater che Radnor stesso, insieme al P.T. Anderson di Magnolia, dichiara di venerare come regista, grazie alla cura che entrambi  dedicano alla costruzione dei loro personaggi ed ai dialoghi drammatici ma veri al contempo che aprono le menti degli spettatori.
Una sensibilità particolare porta, inoltre, la regia di Radnor, a superare la mera grammatica cinematografica per conferirle nuovi significati: ciclicamente, infatti, nel corso della narrazione, ogni personaggio vive il proprio climax ed è proprio in tale momento che la macchina da presa si avvicina fino quasi ad andare addosso ai visi dei suoi attori, passando da descrittivi e contestualizzanti piani larghi/ totali, a primissimi piani intensi ed emozionanti, in una duplicità stilistica che si fa notare ed amare.

Bella colonna sonora da ascoltare e riascoltare!


venerdì 8 marzo 2013

Liberal Arts


Un film di Josh Radnor con Josh Radnor, Elizabeth Olsen. USA, 2012

Opera seconda per Josh Radnor, autore, regista ed interprete di Liberal Arts nonchè del suo esordio alla regia di due anni precedente Happythankyoumoreplease, entrambi presentati al Sundance Film Festival, rispettivamente nel 2010 e nel 2012.
Radnor è Jesse, nostalgico trentacinquenne di New York che ritorna in Ohio, dove ha frequentato il college, per ritrovare uno dei professori prediletti con cui ha mantenuto rapporti di confidenza ed amicizia sincera. Amante della storia e della letteratura, Jesse vive in uno splendido caos-cosmo personale, immerso nei grandi autori classici o contemporanei che in qualche modo plasmano la sua visione del mondo ed il suo modo di rapportarsi ad esso: durante il suo soggiorno rivive gli anni spensierati del college ricordando con malinconia le lezioni sui poeti romantici, le scoperte artistiche e culturali che gli hanno cambiato la vita e le facili ed inutili relazioni sprecate in un luogo tanto culturalmente stimolante quanto sentimentalmente vuoto. 
La stessa insoddisfazione risiede anche nell'animo puro di Zibby, studentessa di teatro diciannovenne con cui Jesse si ritrova a discorrere amabilmente e lungamente tra i parchi lussureggianti e l'intimità delle librerie del campus: stimolanti chiacchierate che si trasformano, una volta tornato a New York, in lunghe lettere scritte a mano sulla rivelatrice e sublime musica di Beethoven o su ottocenteshi personaggi tormentati in cui riconoscere le proprie inquietudini.
Una tenera amicizia al confine tra il vero amore e la sensualità intellettuale di due corpi imprigionati nei legittimi dubbi e nei sensi di colpa preventivi, quelli che un adulto chiamerebbe moralità, e si fa presto amaro quel sentimento a cui è impossibile trovare un posto tra i cuori affamati e dolenti, che pur volendosi, non possono amarsi.
Zibby e Jesse, dunque, si ritrovano, neanche a volerlo, nei panni di due amanti bohémien tormentati, di quelli un po' tristi che si guardano negli occhi in silenzio eppur si parlano, dedicandosi poesie disperate sul loro stesso impossibile amore, sotto gli occhi di chi non comprende la complessità di un rapporto che non consumandosi, è condannato a vivere in se stesso e ad ardere tragicamente per l'eternità.
Un piccolo ma significativo ruolo appartiene a Zac Efron, Nat nel film, onirica e grottesca presenza misteriosa che si aggira solitario nottetempo tra le panchine del college filosofeggiando con Jesse, raccontando incredibili storie ed infondendo coraggio agli innamorati, folle cantore delle stranezze del mondo.
Una leggerezza amabile rende quest'opera una delicata coccola per l'occhio e per il cuore, senza scadere nell'inutile stucchevolezza di tante commedie simili, bensì aprendosi allo stimolo culturale più di quanto non farebbe un film realizzato proprio a tale scopo.
Un film di dialogo sulla disillusione nei confronti di un futuro incerto e frustrante, sulla maturità ritrovata di un uomo che non approfittandosi di una fugace (?) infatuazione, dimostra il proprio rispetto a quella donna che entra con magnetico sorriso nel suo cuore sdolcinato ancora ingenuo e sognatore, una storia d'equilibri turbati, di anime affezionate e tenerezze mai sprecate.
Piacevole scoperta di un nuovo regista emergente che si presta a se stesso per un personaggio divertente ed ironicamente spaesato, combattuto e confuso dalle titubanze dell'uomo contemporaneo in un film perfettamente riuscito.