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lunedì 15 dicembre 2014

4 Film d'autore sotto l'albero

Eccovi i miei film d'autore sotto l'albero...Lasciatevi sorprendere da quattro opere fatte…ad arte!

Shirley, vision of reality

Vi siete mai persi nel mondo silenzioso di un quadro di Edward Hopper? Se conoscete l’artista, concorderete sulla magica presenza di un chiaro (anche se non necessariamente esplicito o voluto) richiamo cinematografico all’interno di ogni suo capolavoro. E la solitudine, i drammi, le storie dei suoi personaggi, mai nessuno aveva provato ad animarli… Gustav Deutsch, documentarista austriaco classe ’52, con questo film sperimentale ha dato vita ad un gioiellino che toglie il fiato. Tredici quadri e la storia di una donna. Direttamente dalla 63° edizione del Festival di Berlino ecco un’opera da cercare e in cui perdersi in un pomeriggio di Natale da sublimare. 

Les Bonnie & Clyde de l'Art

Avete mai sognato di entrare nella testa di un artista? Ecco il viaggio a cui sarete destinati guardando questo documentario girato da Anne Julien e Louise Faure, sulla vita e l’arte della scultrice e pittrice Niki De Saint Phalle. Un’artista rivoluzionaria che ha fatto della propria opera, un mezzo di sopravvivenza in una società da cui si sentiva violentata. Un fucile a colori e giganti sculture di Nanas magnifiche, a celebrare la grandezza della donna e dell’arte. Provocatrice, intellettuale, femminista e ricercata: per chi è ancora convinto che l’arte sia da salvare.

Scopri gli ultimi due film su Viviconstile.it 


domenica 20 ottobre 2013

Before Midnight


Sono usciti dall’ultimo Sundance e passati dal Tribeca Film Festival
Son tornati e oggi hanno quarant’anni. Adulti e disillusi, un po’ più cinici e stanchi, con ancora tante passeggiate da fare e tanti discorsi da affrontare. Son passati vent’anni da quella volta in treno, e alla spensieratezza del gioco, del pericolo, della curiosità e del tormento amoroso si son sostituiti i figli, i divorzi, e le amarezze della vita.
Il terzo capitolo della storia d’amore tra Céline e Jesse, girato dall’abile Linklater rappresenta la maturità, dei protagonisti, del regista e di una storia importante. Un’opera senza dubbio differente dalle due precedenti ma al contempo estremamente influenzata dal passato. I Céline e Jesse di oggi ricordano con tenerezza i loro venti e trent’anni che li hanno condotti in Grecia, a vivere una vacanza bucolica lontana dalla vita parigina. Ma i pesi dei propri errori si fanno sentire quando la stanchezza non concede né tempo né perdono e improvvisamente, una romantica serata si trasforma in un gioco crudele di colpe, rimorsi e domande a volte scomode.
Anche lo stile "cartolina" si è evoluto: non ci sono più la città, le strade i monumenti di Vienna o Parigi, bensì gli uliveti, i tramonti e le stradine caratteristiche di Messenia e Kardamyli.

La narrazione si sviluppa nell’arco di un’unica giornata e i due protagonisti sono affiancati da personaggi secondari che animano tutta la prima parte del film. L’elemento portante dell’opera, come per le precedenti, è ovviamente il dialogo, la verbosità tipica di una saga che da vent’anni incanta gli spettatori romantici.

La vera specialità del film è rappresentata dal rapporto reale tra i due attori e il regista, tutti accreditati per aver collaborato alla sceneggiatura (come sempre ricca di particolari, curata e originale) e aver creato un film molto personale. 
Il tempo passato nella finzione e nella realtà ha segnato e rivoluzionato una saga che è diventata un simbolo di qualcosa di più nel panorama cinematografico. Qualcosa che ispira veramente e non si lascia dimenticare. Una suggestione che la stessa Delpy ripropone spesso nelle sue regie. 

Un altro piccolo gioiello da guardare e custodire come un ricordo speciale, in attesa di un eventuale e sperato prossimo capitolo.

domenica 30 giugno 2013

The Exploding Girl

Un film di Bradley Rust Gray con Zoe Kazan e Mark Rendall. USA, 2009.

Una bella opera prima indipendente per il regista-sceneggiatore Bradley Rust Gray che, dopo alcuni cortometraggi, è approdato al lungometraggio. Presentato al Festival di Berlino, il film è una commedia deliziosa dal tocco amatoriale e il cast eccezionale: meritatissimo il premio Miglior Attrice al Tribeca Film Festival.






Una fragile e splendida Zoe Kazan che interpreta Ivy, racconta la quotidianità e la normalità di una giovane studentessa di ritorno a casa per le vacanze, alle prese con l'epilessia, un amore annoiato, una madre silenziosa ed un amico affettuoso con cui passare le giornate sullo sfondo di una Brooklyn caotica, rumorosa e luminosa, molto city contemporanea, esaltata, inoltre, da splendide riprese very street. E non c'è solo la città ma ci sono i locali, i tetti, i tramonti e gli eventi, in un mix di upper-class e hipsterismo, il tutto condito con il classico romanticismo da Grande Mela.

Tra i temi principali, oltre allo scherzo amoroso e all'assenza familiare, spicca quello della solitudine e della forza di una giovane donna mentre si confronta con un limite (l'epilessia) che la fa sempre vivere sul filo del rasoio, senza poter condividere le legittime insicurezze con qualcuno, fatta eccezione per l'amico Al, isola felice su cui approdare a fronte di un disinteresse generale atipico e anormale.

La principale tecnica con cui è stato girato questo piccolo gioiellino leggero anche se molto intenso per le tematiche, si aggiunge a tutti quei rivoluzionari esperimenti ultra contemporanei che partono quasi sempre dall'America e dal genio dei suoi videomaker più squattrinati che rivisitano le grandi lezioni “alla Lars Von Trier” o, per citare esempi ancora più storici, da Nouvelle Vague, inventando un cinema nuovo, sempre e rigorosamente low budget, in linea con i tempi.
Né esigenze né vincoli produttivi, troupe talvolta improvvisate, scarne, non professioniste e riprese rubate, girate senza permessi o autorizzazioni (come quelle in metro per esempio): tutti ingredienti del cosiddetto guerrilla filmmaking.
Un espediente tutto indipendente che, alla stregua del movimento mumblecore, cerca di interpretare le esigenze concrete dei filmmaker di oggi trasformando ogni ostacolo alla realizzazione di un'opera filmica, in precisa scelta stilistica e dando vita ad un cinema sempre in evoluzione, letteralmente sperimentale.


martedì 18 giugno 2013

Greenberg

Un film di Noah Baumbach con Ben Stiller, Mark Duplass, Greta Gerwig. USA, 2010

Presentato al Festival di Berlino, è il sesto film da regista dell'americano indipendente Baumbach.

Nonostante all'inizio sembri raccontare la storia di una tipica famiglia americana padre, madre, con bambini giardino e cane al seguito in procinto di partire per una vacanza in Vietnam, in realtà, Greenberg narra non tanto la storia di chi parte bensì le vicende di chi resta. E restano a casa, a Los Angeles, la dogsitter Florence (Greta Gerwig) e il fratello del padrone di casa per cui lei lavora, Roger Greenberg (Ben Stiller finalmente in un ruolo non demenziale), appena uscito da un esaurimento nervoso.

L'incipit è quello tipico della commedia americana tradizionale: un brano musicale carico e l'introduzione del personaggio di Florence, attorno alla quale si snoda l'intero film.
Instabilità e precarietà sentimentale per lei e un esaurimento da cui uscire con un graduale rientro in società e vecchi amici da riaffrontare per lui.

Nostalgico sguardo al passato e alle riaffioranti questioni mai affrontate, nelle quali si intromette con prepotenza un nuovo sentimento difficile da gestire, una relazione combattuta che nessuno dei due protagonisti sa far decollare.

E' tra cd musicali scambiati, lettere improbabili ed una morbosa insanità mentale, che nascono quasi dal nulla i temi fondanti di un film dal piglio contemporaneo: la paura, la precarietà nonché il confine sempre troppo labile ed impalpabile tra instabilità mentale conclamata e assurda normalità odierna.

Regista indipendente molto apprezzato in passato anche al Sundance, Baumbach ha anche collaborato con Wes Anderson avendo partecipato alla scrittura di ben due suoi film: con questa sua ultima opera però abbandona l'estetica elegante e indie-pop “alla Anderson” per mettere in scena le sue carte più mumblecore e confezionare un film che purtroppo stenta a fiorire.

Gli ingredienti indipendenti ci sono - Mark Duplass in un ruolo secondario ma efficace, Chris messina ottimo prezzemolino del genere, i temi e il disagio della generazione dei cosiddetti thirty-something in balia di loro stessi, una protagonista single un po' artista un po' inetta e una grande attenzione musicale - ma vengono oscurati da un uso troppo convenzionale e mai autorale di una macchina da presa praticamente invisibile, come non lo è mai in questo tipo di film.



giovedì 23 maggio 2013

Waiting for "Before Midnight"


E' stato presentato nei primi mesi del 2013 prima al Sundance, poi a Berlino e in ultimo a New York, al Tribeca film Festival: è il terzo film della storia d'amore diretta da Linklater nel corso degli ultimi vent'anni, interpretata da Julie Delpy e Ethan Hawke.

Céline e Jesse, parigina lei, americano lui, sono i protagonisti di un'intensa e tormentata storia che li vede trasformarsi da sprovveduti ventenni sconosciuti, poetici vagabondi persi nella notte accogliente di Vienna a parlare d'amore tra i parchi e le panchine di romantici vicoli storici, in trentenni a Parigi, un po' più disillusi, sentimentalmente impegnati ma ancora sensualmente attratti dagli sguardi e le parole di un'intimità quasi platonica mai completamente realizzata.

Dopo Before Sunrise e Before Sunset, Before Midnight è un'ansiosa cine-attesa: finito di girare a settembre scorso e (neanche a dirlo) senza una data d'uscita italiana, racconta un nuovo romantico incontro tra i due protagonisti ormai adulti, quarantenni maturi e risolti, questa volta, immersi nella natura degli straordinari peasaggi della Grecia.

I toni mediterranei che dal trailer si percepiscono, fanno pensare ad una rivoluzione nel cinema di Linklater, almeno per questo film: spariscono gli scorci caratteristici delle capitali europee, l'atmosfera metropolitana delle lunghe passeggiate attraverso la città, accompagnate da amorevoli dialoghi metafisici e filosofici, per prediligere, un tocco quasi più familiare, in linea con la crescita sia degli attori che dei loro personaggi.

Dopo Bernie, il regista continua la sua via indipendente verso un cinema diventato ormai riconoscibile grazie alla sua firma d'autore, che si è evoluto ma che negli intenti non è mai cambiato. Tanto amore.