domenica 30 giugno 2013

The Exploding Girl

Un film di Bradley Rust Gray con Zoe Kazan e Mark Rendall. USA, 2009.

Una bella opera prima indipendente per il regista-sceneggiatore Bradley Rust Gray che, dopo alcuni cortometraggi, è approdato al lungometraggio. Presentato al Festival di Berlino, il film è una commedia deliziosa dal tocco amatoriale e il cast eccezionale: meritatissimo il premio Miglior Attrice al Tribeca Film Festival.






Una fragile e splendida Zoe Kazan che interpreta Ivy, racconta la quotidianità e la normalità di una giovane studentessa di ritorno a casa per le vacanze, alle prese con l'epilessia, un amore annoiato, una madre silenziosa ed un amico affettuoso con cui passare le giornate sullo sfondo di una Brooklyn caotica, rumorosa e luminosa, molto city contemporanea, esaltata, inoltre, da splendide riprese very street. E non c'è solo la città ma ci sono i locali, i tetti, i tramonti e gli eventi, in un mix di upper-class e hipsterismo, il tutto condito con il classico romanticismo da Grande Mela.

Tra i temi principali, oltre allo scherzo amoroso e all'assenza familiare, spicca quello della solitudine e della forza di una giovane donna mentre si confronta con un limite (l'epilessia) che la fa sempre vivere sul filo del rasoio, senza poter condividere le legittime insicurezze con qualcuno, fatta eccezione per l'amico Al, isola felice su cui approdare a fronte di un disinteresse generale atipico e anormale.

La principale tecnica con cui è stato girato questo piccolo gioiellino leggero anche se molto intenso per le tematiche, si aggiunge a tutti quei rivoluzionari esperimenti ultra contemporanei che partono quasi sempre dall'America e dal genio dei suoi videomaker più squattrinati che rivisitano le grandi lezioni “alla Lars Von Trier” o, per citare esempi ancora più storici, da Nouvelle Vague, inventando un cinema nuovo, sempre e rigorosamente low budget, in linea con i tempi.
Né esigenze né vincoli produttivi, troupe talvolta improvvisate, scarne, non professioniste e riprese rubate, girate senza permessi o autorizzazioni (come quelle in metro per esempio): tutti ingredienti del cosiddetto guerrilla filmmaking.
Un espediente tutto indipendente che, alla stregua del movimento mumblecore, cerca di interpretare le esigenze concrete dei filmmaker di oggi trasformando ogni ostacolo alla realizzazione di un'opera filmica, in precisa scelta stilistica e dando vita ad un cinema sempre in evoluzione, letteralmente sperimentale.