domenica 3 gennaio 2016

Irrational Man

 Photo: Entertainment One


L'annata cinematografica di My Blueberry Movie ricomincia sotto una buona stella, grazie al consueto rendez-vous di fine anno con Woody Allen. Quanto ci erano mancati quei titoli in Windsor che se ne stanno lì, bianchi su nero, prima dell'inizio di un suo film?
Woody gioca in casa, ambientando la sua nuova fatica nel campus universitario di una cittadina tranquilla, che però saprà riservare qualche sorpresa. 

Joaquin  Phoenix e Emma Stone sono i protagonisti di questa commedia intellettuale, dal ritmo sorprendentemente brillante, che inizia romantica per poi trasformarsi senza preavviso, come da titolo, in una black comedy piacevolmente studiata.  

Phoenix, da ninfomane alcolista in The Master prima, ad anima romanticamente inquieta in Her poi, passa con abile disinvoltura da un ruolo all'altro, fino a calarsi, per il maestro Allen, nei panni di un professore di filosofia dalla fiaschetta facile, appesantito da uno stile di vita poco appassionante e corteggiato da una studentessa tanto ingenua quanto smaliziata. 

Ed è tra un caffè e l'altro che, nel ridente Stato del Rhode Island, un filosofo solitario con un debole per lo scotch si vede rifiorire, diventando il buon motore di una storia dedicata ad uno dei temi in assoluto più cari a Woody Allen: il caso. 

E non è un caso, giustamente, se tra un cliché Alleniano e l'altro, ritornano anche vecchi scenari che più che una noiosa ripetizione, si direbbero quasi nostalgici: c'è il noir di Match Point, c'è la leggerezza di Scoop, il romanticismo di Manhattan... insomma, non sarà il capolavoro dell'anno, ma un appassionato del cinema di Woody Allen non dovrebbe perderselo!

Chi di voi lo ha già visto?

giovedì 3 dicembre 2015

11 donne a Parigi - Sous les jupes des filles




In uscita nelle sale italiane, 11 donne a Parigi è una commedia francese a dir poco folgorante. 
La stampa transalpina l’avrà mal presa, ma questo debutto alla regia dell’attrice Audrey Dana è innegabilmente divertente, talvolta al limite del trash (chic ovviamente, siamo a Parigi) ma veramente spassoso.

11 donne a Parigi: undici donne uguali e diverse, nevrotiche e piacevolmente imperfette le cui storie, senza cadere eccessivamente nello stereotipo, si attorcigliano senza nodi, senza intoppi.

Tra i tanti nomi, si citano Vanessa Paradis nei panni di una capa un po’ sclerotica, acidella e irrimediabilmente sola, Laetita Casta nei panni di una donna affetta da “emotività intestinale” e Alice Taglioni già vista in Paris-Manhattan di Sophie Lellouche. 

Un esercito di femmine vere, reali e spesso sconvenienti, ma pronte a reagire ed investire lo spettatore con una simpatia un po’ sguaiata e uno humour  francese brillantemente spudorato.

Il ritmo è incalzante, Parigi balla in punta di piedi, e i più romantici saranno accontentati: amore, lacrime, bollicine e arcobaleni anche quando non piove!

sabato 28 novembre 2015

Mistress America


Greta Gerwig (qui anche co-sceneggiatrice) torna ad essere diretta da Noah Baumbach che, dopo 
While we’re young, torna a parlare del tempo che passa, di relazioni e di una New York intellettuale sempre in movimento. Gli ingredienti funzionano, la ricetta non si cambia.

Ma Baumbach cresce mentre i suoi personaggi tornano sempre più adolescenti, in preda all’isteria, all’emotività e a sogni impossibili che nel migliore dei casi si realizzano male.  

Si parla ancora di anti-eroi contemporanei, un po' inetti ma come sempre adorabili, in salsa agrodolce ovviamente: Frances Ha vi ricorda qualcosa?

Il personaggio della Gerwig, Brooke, ricorda un po’ la Mavis di Young Adult, una giovane donna irrisolta, dallo charme certamente poetico e perché no?, non poco comico, alla ricerca di un riscatto sociale, professionale, emotivo.

Lola Kirke (sorella di Gemima, la hippie ribelle di GIRLS) è quell’adolescente aspirante scrittrice quasi uscita da un episodio di Una mamma per amica, che sogna il college, ma che una volta conquistata la stanzetta della residenza universitaria, conosce il disincanto e vola alla scoperta delle luci di Manhattan.

Tra una citazione di Shakespeare ed un concerto new-metal, due piccole storie (ottimamente vestite e ben arredate) si incrociano e danno vita ad un simpatico ritratto generazionale, ovviamente sempre un po’ chiacchierone, con molti vinti e nessun vincitore, come da vera tradizione Baumbachiana.

Il ritmo è ben gestito in questa commedia delle donne presentata allo scorso Sundance Film Festival: il regista omaggia ancora una volta l’universo femminile fatto da donne indipendenti (“Avresti potuto sposare un ricco come me, invece hai scelto la libertà”) ed intelligenti (“Voglio una ragazza da amare, non da dover eguagliare”) che rivelano inconsciamente le grandi debolezze dell’uomo contemporaneo.

Un film creativo ed intelligente che affascina grazie alla sua sobria leggerezza.

E voi, l'avete visto?