martedì 22 settembre 2015

Come girare un film indipendente



Son più di due anni che su questo blog si parla di cinema indipendente, e tra i differenti sottogeneri, il MUMBLECORE è uno di quelli più presenti, da cui mi sono lasciata affascinare senza riserve.

Oggi, per chi lo sta ancora  scoprendo, o per chi si è da poco unito alla nostra community, ecco un piccolo vademecum, per capire, girare, o riconoscere un vero film MUMBLECORE!

Il Mumblecore è un genere cinematografico nato in America una quindicina d’anni fa, per rappresentare tutti quei film indipendenti che venivano realizzati da un determinato tipo di artisti, e con caratteristiche spesso simili. E allora, quali sono le peculiarità di un film MUMBLECORE?

- Si tratta di film a basso budget, spesso bassissimo, girati con troupe ridotta, spesso ridottissima.

- Gli attori non sono necessariamente dei professionisti, nei casi più estremi sono addirittura familiari del regista o dei collaboratori, che sullo schermo rappresentano loro stessi.

-Tecnicamente, soprattutto i film più indipendenti, sono realizzati con materiale non professionale. Esterni suggestivi e illuminazione naturale sono gli ingredienti base: un tocco di color correction e la resa è assicurata! Lo stile è sempre un po’ romantico.

- I protagonisti sono spesso giovani trentenni alle prese con lavori precari e problemi di cuore. Hipster e intellettuali arruffati in contesti urbani cool, artistici e ispiranti. 

- Sceneggiature graffianti, dialoghi ben scritti, guerra a tabù e conformismo.

- Cinema indie 2.0 : i social networks, la rete, le apps e qualsivoglia oggetto tecnologico entra in scena, sul set e fuori dal set. Internet diventa una delle risorse principali per i nuovi videomakers, e per i protagonisti di questi nuovi film, piccole storie di vita vera, in digitale.

Hai dei suggerimenti e vuoi arricchire questa lista?


Lascia un commento 

giovedì 30 luglio 2015

While We're Young

 Pronti per una nuova e bella commedia firmata Noah Baumbach? 
Non sarà di certo necessario che vi ricordi chi si cela dietro questo nome non ancora abbastanza conosciuto ;)

Ok...un piccolo riassunto per chi ancora non conosce Noah Baumbach:
parliamo del regista di Frances Ha e di Greenberg, due film che tanto ci erano piaciuti, dello sceneggiatore di alcuni film di Wes Anderson, e del compagno di vita della stupenda Greta Gerwig...

While we're young è una simpatica storia che prende la crisi dei 40, la moda hipster degli ultimi tempi, l'intellettualismo alla Woody Allen, e li shakera alla ricerca del cocktail perfetto, dolce ma non troppo, fresco ma con una nota sempre un po' sofisticata e perché no amara.
 
Siamo a New York, e una coppia di quarantenni un po' disillusi incontra una coppia più giovane dalla quale proveranno a trarre nuova linfa vitale. Adam Driver incarna un giovane documentarista in erba dalle idee folli e brillanti, hipster 100% certificato, che darà del filo da torcere al personaggio impersonificato da Ben Stiller, regista ormai in crisi creativa.

Una commedia che celebra le nuove tecnologie, ma al contempo le critica, che celebra la nuova moda hipster, ma in un certo senso la condanna, che mostra il vuoto di una certa generazione di quarantenni del giorno d'oggi, per i quali alla fine però mostra comprensione: Noah Baumbach non vuole prendere parte al dibattito, o allora vuole lasciare allo spettatore l'ultima parola...
C'è ancora un po' di speranza per i nostri quattro personaggi, un po' folli, un po' ribelli, divertenti e spesso un po' troppo ingenui? 

Amore e odio tra due generazioni, nostalgia del passato, e incroci pericolosamente imperfetti alla ricerca di un futuro migliore.
In fondo si parla di gioventù...non bruciata, ma leggermente affumicata dal tempo che passa, dalle cose che non cambiano colore, dalla vita in generale che a volte sembra troppo uguale a se stessa.

sabato 2 maggio 2015

Tokyo Fiancée


Quando Il favoloso mondo di Amélie incontra Lost in translation” hanno scritto.

E infatti c’è un po’ della Tokyo romantica descritta nel film di Sofia Coppola, e c’è una giovane ragazza un po’ strana alla ricerca di se stessa, il tutto rivisitato in chiave “Nothomb”.

Nasce dal libro Né di Eva né di Adamo questo film diretto da Stefan Liberski che potrebbe dirsi quasi complementare a Stupeurs et Tremblements, poiché in entrambi si racconta la vita di Amélie tornata in Giappone per un po’ alla ricerca delle sue origini: nel primo si racconta la storia d’amore tra la protagonista e Rinri, nel secondo le tragiche avventure della stessa eroina nell’azienda giapponese per cui comincia a lavorare.  E nonostante tale relazione tra i due libri e i due film sia profondamente stretta, lo stesso Giappone non si sarebbe potuto raccontare in due modi così differenti.  

In Tokyo fiancée ci sono i colori, l’accoglienza e la poesia della cultura giapponese che incontra quella francofona formando un dolce connubio intimo che solo alla fine, e senza il pathos tragico occidentale, lascia quell’amaro in bocca che comunque conserva un po’ di speranza.


Pauline Etienne dà un carattere straordinario alla protagonista Amélie, quasi fosse uscita da un cartone animato, con uno stile sbarazzino ed originale, colori sgargianti ed una mimica facciale molto espressiva e divertente. Lo stile garçon, sensuale e un po’ infantile del personaggio rievoca grandi icone della Nouvelle vague, e il vagabondare per la città, gli amori un po’ folli e impossibili, fanno riemergere immagini da cinema francese ancora ben impresse nella memoria. Oriente e Occidente, l’uno nelle braccia dell’altro si cercano, si perdono…in un vortice amoroso di belle scoperte e nuovi orizzonti da immaginare.